“Celle allagate o sporche. Corridoi con rifiuti e cibo per terra. Celle lisce, che nel gergo penitenziario significa spazi oscuri dove accadono cose brutte. Agenti infiltrati nelle prigioni, gestione parallela della sicurezza affidata alla Polizia penitenziaria, svilimento del ruolo di direttori ed educatori, chiusura del carcere alla società civile, migliaia di detenuti murati nelle celle, decine di detenuti morti per cause che restano perennemente da accertare, abuso dello strumento disciplinare e dell’isolamento in tutte le sue forme, celle sovraffollate oltre il limite della sopportazione. E ancora. Raddoppio in un anno del numero dei bimbi in carcere con le loro mamme; triplicazione dal 2022 del numero delle persone soggette a regime di vita chiuso".
Sono solo alcune delle parole utilizzate dal Rapporto periodico di Antigone sulle condizioni di detenzione pubblicato il 20 maggio 2026. Un lavoro che dal 1991 ha documentato quanto accade nelle carceri italiane attraverso azioni concrete e campagne culturali per cercare di assicurare garantire diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario, promuovendo una pena che sia in linea con il dettato della Costituzione.
Ben
vengano quindi le testimonianze di chi fa l'esperienza del carcere, anche
quelle di Gianni Allemanno (politico di lunga militanza nel MSI prima, AN poi e
infine FN, ministro nei governi Berlusconi e già Sindaco di Roma, condannato poi per
l'inchiesta su Mafia Capitale)* nel momento in cui queste possano arrivare più
facilmente di quanto non arrivino le denunce di Antigone nelle orecchie e nelle
menti dei suoi vecchi e nuovi sodali politici che come è noto hanno ben altre
preoccupazioni che approntare misure materiali e normative che concorrano a
mitigare una situazione carceraria sempre più invivibile.
Nel
caso in cui non fosse questo lo scopo, ma solo un modo per tornare nell'agone
politico tanto più a fianco di quanti non fanno altro che riempirsi la bocca
delle classiche parole d'ordine della subcultura fascistoide, ci si domanda
come sia possibile essere così cinici da vampirizzare le sofferenze di coloro
con i quali si è condiviso un tratto della propria esistenza ed arrivare a
strumentalizzare chi impiega buona parte della propria vita istituzionale e
civile a fianco di detenuti che subiscono le conseguenze di politiche
securitarie e incivili.

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