Tre mesi fa
circa, come Lista Civica 22, denunciammo una situazione che definimmo con
chiarezza: non un'emergenza improvvisa, ma il risultato di anni di mancata
programmazione.
Lo facemmo quando
quasi duemila cittadini rimasero senza medico di medicina generale, costretti a
lunghe file all'alba per ottenere prestazioni che avrebbero dovuto essere
garantite. Ricordammo allora che il pensionamento di un medico e la scelta
professionale di un altro erano eventi ampiamente conosciuti e prevedibili,
così come era noto il numero dei pazienti coinvolti. Oggi, a distanza di pochi
mesi, la situazione è ulteriormente peggiorata.
A un grave
evento personale, che ha costretto un altro medico a interrompere la propria
attività e al quale va tutta la nostra vicinanza umana, si è aggiunta la
conferma che le soluzioni tampone adottate non erano in grado di garantire un
servizio sanitario territoriale adeguato.
Il presidio
istituito alla Cittadella della Sanità, con tre medici incaricati di assistere
i cittadini rimasti senza medico di base, si è rivelato insufficiente e
strutturalmente fragile. Alle difficoltà organizzative si sono aggiunti
problemi tecnici, come la mancanza di una connessione internet efficiente e
l'impossibilità di accedere alle cartelle cliniche dei pazienti, con
inevitabili ripercussioni sulla qualità dell'assistenza. Il venir meno di uno
dei tre medici ha infine aggravato una situazione già critica.
A pagare il
prezzo più alto sono ancora una volta i cittadini più fragili, malati cronici e
oncologici, persone che necessitano con continuità di prescrizioni, esami e
monitoraggi e gli anziani. Per loro il medico di medicina generale non è un
semplice riferimento amministrativo, ma il primo presidio del diritto
costituzionale alla salute.
In questi
giorni si è parlato di "fattori imponderabili" per giustificare i
nuovi disagi. Noi riteniamo che quanto sta accadendo dimostri esattamente il
contrario. Le vicende personali sono, per definizione, imprevedibili e meritano
il massimo rispetto. Ma proprio per questo un sistema sanitario deve essere
organizzato per reggere anche agli eventi straordinari. Se basta un solo
problema a far precipitare nuovamente il servizio in una situazione di
emergenza, significa che quel sistema era già fragile.
Lo dimostrano
anche i numeri. Prima del sisma del 2016, tra Tolentino, Serrapetrona, Belforte
del Chienti, Caldarola e Cessapalombo operavano 21 medici di medicina generale,
3 pediatri di libera scelta e 4 medici titolari di guardia medica.
Oggi il nostro
territorio può contare su appena 13 medici di medicina generale, 2 pediatri e
nessun titolare di guardia medica. E il quadro è destinato a peggiorare
ulteriormente nei prossimi anni, a causa dei pensionamenti già programmati.
Sono dati che
parlano da soli, fotografano il progressivo indebolimento dell'assistenza
sanitaria territoriale e spiegano perché ogni nuova criticità, anche quando
nasce da circostanze imprevedibili, produca conseguenze sempre più pesanti per
i cittadini.
Oggi Civico 22
non siede in Consiglio comunale e non partecipa ai luoghi in cui si assumono le
decisioni amministrative. Non disponiamo quindi di alcun potere decisionale.
Questo, però, non ci esime dal continuare a svolgere il ruolo che ci siamo
assunti fin dalla nascita del movimento, dare voce alle esigenze della
comunità, portarne all'attenzione i problemi e sollecitare le istituzioni a
fornire risposte concrete, tempestive e all'altezza delle aspettative dei
cittadini.
Non ci
interessa alimentare polemiche né cercare capri espiatori. Ma riteniamo che sia
finito il tempo degli alibi e dello scaricabarile. La Regione Marche è
governata dal centrodestra da sei anni e, da quasi cinque, lo stesso
schieramento guida anche il Governo nazionale. Dopo un periodo così lungo, è
sul terreno dei risultati che chi governa deve essere valutato. Per i cittadini
è il tempo delle soluzioni, non delle giustificazioni.
Non stiamo
parlando di grandi opere o di scelte ospedaliere maturate nel corso dei
decenni, ma del funzionamento del servizio sanitario più vicino ai cittadini,
la medicina di base. Per questo non è accettabile che le carenze del sistema
ricadano quasi esclusivamente sui medici di medicina generale, già sottoposti a
carichi di lavoro sempre più gravosi e troppo spesso costretti a farsi carico
anche del malcontento dei cittadini per disservizi che non dipendono da loro.
I cittadini
hanno già ascoltato abbastanza annunci e proclami. Ora chiedono di sapere come
si intenda garantire la continuità dell'assistenza territoriale, sostituire i
medici che andranno in pensione e impedire che situazioni come quella di
Tolentino diventino la normalità.
Su questi temi
continueremo a chiedere risposte chiare, impegni verificabili e una
programmazione seria e lungimirante. Perché il diritto alla salute non può
dipendere dall'emergenza permanente o dalla buona volontà dei singoli
professionisti, ma da un servizio pubblico capace di programmare, prevenire e
assicurare continuità di assistenza.
Paolo Dignani - coordinatore Civico22

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