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A Convento di Urbisaglia, rivive la memoria del lavoro femminile

 


C’è la ruota dell’arcolaio impressa sulla nuova pavimentazione in pietra arenaria, l’antico strumento che veniva utilizzato dalle operaie per filare la lana, è il disegno scelto per il “Piazzale delle Filandaie”, lo spazio intitolato sabato 23 marzo a Convento di Urbisaglia alla memoria del lavoro femminile. Una intera comunità si è ritrovata vicina alla sua gente, a quelle donne che hanno segnato con il loro lavoro, le sorti di un paese in chiave sociale ed economica. Sono stati tre giorni densi di significato per il comune di Urbisaglia che ha organizzato l’evento "Ritorneremo un giorno..." Ricamatrici, filandaie, operaie: il filo del lavoro femminile a Urbisaglia.

“E’ stato per noi importante intitolare un luogo fisico per celebrare il lavoro femminile di centinaia di donne che con la loro forza hanno sostenuto intere generazioni.” Parole del Sindaco Paolo Giubileo pronunciate nell’evento inaugurale che ha richamato moltissime persone. “L’occupazione delle donne e delle ragazze negli stabilimenti per la produzione della seta impiantati alla fine dell’Ottocento da Alessandro Caraceni e Girolamo Piccinini, le operaie che hanno lavorato nel calzificio di Alessandro Minnoni, hanno segnato la nostra storia ed era giusto ricordarle.”

Nel corso dell’evento condotto dalla giornalista Barbara Olmai, la musica dell’organetto di Katiuscia Merlini, ha riportato alla memoria la fatica di centinaia di donne, filandaie, ricamatrici che fin da quattordicenni andavano a lavorare, contribuendo all’economia delle proprie famiglie di origine.  “Abbiamo voluto ricucire il rapporto con il passato e dare spazio al lavoro di quelle donne che hanno trasmesso ai loro figli l’importanza della partecipazione attiva all’economia familiare e che hanno lasciato un profondo segno nella nostra comunità”.

Parole della assessora alla cultura Cristina Arrà che ha lavorato per organizzare i diversi eventi in cartellone tra incontri, proiezioni e mostre. Ha valorizzato il lavoro di squadra sia degli uffici comunali, delle maestranze che delle delle ditte l'Ing. Nazareno Sagretti, dell’Ufficio lavori pubblici e sisma del Comune di Urbisaglia, ricordando che si è trattato di un intervento di rigenerazione urbana realizzato con fondi complementari sisma del PNRR. Dopo la benedizione del Piazzale da parte del parroco di Urbisaglia don Fabio Piombetti, che ha posto l’accento sull’importanza di avere una nuova piazza da vivere come luogo di aggregazione.

Il Sindaco ha scoperto l’installazione in cui viene spiegata la motivazione dell’intitolazione. Poi Noemi Mariotti Gigi Caraceni, discendenti delle famiglie di Urbisaglia che hanno contribuito ad imprimere la connotazione del paese nel campo manifatturiero, hanno fatto vedere un sacco originale datato anni ’50, con cui si conservava la seta prima di essere spedita all’estero, Felice per l’esito delle giornate Paola Ciccioli, giornalista professionista, nata ad Urbisaglia. “La storia del lavoro operaio e delle filandaie è la storia e l’anima di Urbisaglia.” 

Promotrice culturale, fondatrice e coordinatrice del blog “Donne della realtà”, la Ciccioli nel corso della sua vita ho raccolto documenti, testimonianze e studiato anche la storia del suo paese. “Il disegno uscito dall’immaginazione dell’ufficio tecnico, coglie lo spirito del progetto: nell’arcolaio c’è tutta la laboriosità femminile che anno dopo anno abbiamo ricostruito. Nel Convento di Urbisaglia negli anni ’20 vivevano le suore dove le bambine venivano ad imparare l’arte del ricamo, donne che poi sono diventate straordinarie ricamatrici. 

Guardando loro mi sono interessata alla materia che ha riguardato l’intera comunità per secoli, anche il trapasso dall’agricoltura all’industria è tutto poggiato sulle spalle delle donne.” A fine manifestazione le componenti dell’associazione “Il Circolo della lana” che ha sede nella Biblioteca gestita da Mirko Cardinali che ha coadiuvato la Ciccioli nel lavoro di ricerca, hanno omaggiato le donne presenti con delle mimose ricamate. Un gesto simbolico utile per mantenere vivo il filo del lavoro femminile.

 

 

 

 

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