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Al Giometti di Tolentino ‘Triangle of Sadness’ premiato a Cannes

 


Sta riscuotendo grande successo di pubblico al multiplex ‘Giometti’ di Tolentino, in collaborazione con Unitre, che si avvale del commento filmico del prof. Alberto Cingolani ed il contributo di Cellulopoli, la rassegna cinematografica ‘La decima musa’ con il patrocinio del Ministero della Cultura, che giovedì 1 dicembre alle ore 21.15 chiude questo ultimo tratto dell’anno con il film del regista Ruben Ostlund, ‘Triangle of Sadness’, premiato al Festival di Cannes, che narra una possibile fine dell’Occidente:

i modelli Carl e Yaya, dopo aver discusso di denaro una sera al ristorante, sono invitati ad una crociera di lusso, tra milionari soli e accompagnati di varie provenienze e anziani e gentili fabbricanti d’armi. Ma la sera della cena col capitano una terribile mareggiata getta ospiti e equipaggio nel caos più totale, e i due bellissimi si ritrovano spiaggiati su un’isola, senza essere in grado di procurarsi aiuto né cibo.

La sequenza iniziale del film, con la sfilata di modelli uomini interrogati sui loro diritti calpestati (guadagnano un terzo delle colleghe femmine) inaugura subito un gioco di ribaltamenti che continuerà con l'imposizione da parte della miliardaria russa di un bagno in mare a tutta l'equipaggio della nave e approderà definitivamente in superficie con l'episodio finale sull'isola e la presa del potere da parte di chi, nel mondo pre naufragio, era ultima fra gli ultimi.

Ma ciò che rende speciale questo approccio è l’aggiunta dell’umorismo: il fatto che, in quel prologo da antologia, ci sia l’inquadratura del cane, e che il pomeriggio ‘libero’ dell’equipaggio preveda la discesa sullo scivolo, e che sull’isola appaia il sottomarino dell’amore.

Nel film si ride moltissimo, mentre va in scena, in maniera spettacolarmente orribile, la fine della civiltà occidentale. E si ride senza dimenticare che lo si sta facendo a partire da una questione seria (come dimostrano le sue conseguenze drammatizzate), perché è a questo scomodo miscuglio che il regista mira.

 

 

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