Se l'Assessore Giombetti parla di ridare la
dignità a chi vive nei containers immagino che continui ad ignorare il fatto
che le persone che sono lì lo hanno scelto, in alternativa a rimanere in
strada; non sono stati deportati. Sono
la prima a condannare l'assistenzialismo e tra l'altro, quando ero in
Amministrazione ero fra quelle che spingeva di più per avviare le pratiche di
chiusura dell'area containers, ma la chiusura non poteva prescindere dalla
sistemazione delle persone che vi alloggiavano, le quali, che piaccia o no,
erano dei casi sociali e delle situazioni al limite.
Se chiudere quegli spazi dedicandoli ad area
emergenziale della protezione civile, come detto e iniziato
dall’Amministrazione della quale ho fatto parte, significa far arrivare la telefonata
dal funzionario dei Servizi Sociali per dire che deve abbandonare l'Area e
trovare un'altra sistemazione, beh, niente di più facile. La domanda che faccio
all'Assessore è la seguente: dove pensa di mandarla tutta questa gente?
Lo sa che esistono due documenti con i quali avevamo
approvato delle graduatorie per la sistemazione di queste persone negli
appartamenti sostitutivi delle sae rimasti vuoti? Lo sa che esiste un’ordinanza
della Protezione Civile che permette ai comuni, una volta soddisfatto il
fabbisogno degli aventi diritto, di assegnare gli eventuali appartamenti vuoti
per esigenze non direttamente connesse agli eventi sismici?
Tutti saremmo stati in grado di chiudere
l'area cacciando le persone entro una determinata data, ma ricordo all'assessore
che l'attesa era dovuta al termine dei lavori degli appartamenti stessi dove
gran parte di loro sarebbero andati. E non ci sono giustificazioni per chiamate
o colloqui fatti fare ad un funzionario alle persone in graduatoria le quali
hanno in mano un contratto di appartamento
precedentemente firmato. Ci sono ragazze madri, ci sono famiglie con 5
figli che adesso, in lacrime, non sanno a chi rivolgersi.
Per fare un esempio: coloro che hanno
l’appartamento assegnato in piazzale battaglia, lo manterranno oppure saranno
costretti a rinunciare? E se li dovessero costringere a rinunciare, li
manderanno altrove? E in quell’appartamento chi ci metteranno, visto che la
graduatoria di coloro che hanno chiesto gli appartamenti in sostituzione delle
sae è stata esaurita e ne è stata creata un’altra per altre esigenze, con
priorità alle persone che vivevano e vivono nei containers?
In più aggiungo che adesso che amministra
dovrebbe finalmente capire come funziona la macchina amministrativa e dovrebbe
finalmente aver capito da cosa sono stati provocati i ritardi nella costruzione
degli appartamenti e da cosa dipendano i contrattempi che quotidianamente
insistono in cantieri così grandi; ha dichiarato lei stessa di aver dovuto ‘annullare
una gara e rifarla’ ammettendo, seppur implicitamente, che determinate
problematiche prescindono dalle amministrazioni, altrimenti la responsabilità
ora sarebbe anche la sua, che è forza di governo.
Ovvio poi che non taglia nastri; ci
mancherebbe pure una tale faccia tosta: non ha la paternità di niente e tutto
quello che fa deriva da attività del passato già imbastite e avviate. Quando ci
sarà qualcosa farina del suo sacco e frutto del suo lavoro saremo i primi a
regalarle un nastro da tagliare e un paio di forbici.
Trovo poi grave il doppiopesismo di alcune
parti politiche che quando devono fare i proclami elettorali si mettono sempre
dalla parte dei più deboli, ma quando le consultazioni elettorali finiscono,
per i problemi reali dei più deboli che un’amministrazione comunale dovrebbe
gestire, non spendono nemmeno una parola; per quelle parti politiche una volta
la tutela delle persone fragili era una priorità dalla quale non ci si poteva
esimere; adesso dov’è finito il coraggio delle azioni?
Sono argomenti scomodi, certamente, ma se si
siede sui quei banchi (quelli del Consiglio Comunale) non si può parlare solo
della questione di facile consenso:
chiudiamo i containers. Dietro ci sono oltre 100 persone, ai margini della
società, che prima a qualcuno facevano comodo per rubare qualche intervista e
che adesso, a quanto pare, non servono più.
Da Silvia Luconi – consigliere comunale di Tolentino

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