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Il comitato Cantagallo-Pollenza sulla discarica: La politica ci ha umiliati

 


Come ‘Comitato No Discarica Cantagallo/Pollenza’ eravamo presenti all’assemblea dell’ATA 3 del 15 maggio 2026. Siamo entrati indignati. Siamo usciti umiliati. Come era stato durante l’assemblea del 6 maggio, anche nella seduta di venerdì abbiamo assistito allo stesso, identico copione: un incredibile livello di arroganza politica, di chiusura al confronto e di totale disprezzo verso i cittadini e verso i territori più piccoli che lascia attoniti.

E, se possibile, gli interventi dei rappresentanti dei Comuni che vorrebbero decidere il nostro ‘destino’ sono stati ancora più umilianti di quelli della precedente seduta. Non un ripensamento, non un dubbio, non un gesto di ascolto: solo la volontà di ribadire, con toni ancora più duri, una decisione già scritta e già costruita ad arte.

Ciarapica, sindaco di Civitanova Marche, interviene con sicurezza, sapendo che il suo Comune non rischia nulla. Si trincera dietro la densità di popolazione e, naturalmente, il tanto decantato “Senso di responsabilità”. Ma davvero si può ritenere giusto il criterio secondo cui una città che produce montagne di rifiuti possa scaricarne tutto il preso su un piccolo territorio? magari su una piccola vallata che per decenni ha fatto di tutto per preservare il proprio paesaggio e la propria identità? Sarebbe questo il loro concetto di equità? Chi produce inquina, chi ha custodito il proprio territorio deve pagarne il prezzo. Una visione brillante, non c’è che dire! Pepa, sindaco di Recanati, si proclama solidale con noi a parole, peccato che questa solidarietà arrivi solo ora, dopo aver fatto di tutto per fare in modo che il sito di Recanati fosse tolto dalla lista. Il Colle dell’Infinito e Leopardi non si toccano. Meglio lasciare i sacrifici agli altri.

E poi c’è (anzi, non c’è!) il sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli. Di nuovo assente. Come nella precedente assemblea. Al suo posto, ancora una volta, l’assessore Renna. E stiamo parlando di una seduta che decide il futuro dei rifiuti dell’intera Provincia: quella stessa Provincia che Parcaroli ha guidato fino a un mese fa. Curioso che quando si trattava di presiederla fosse onnipresente, mentre ora – guarda caso – gli ‘impegni programmati’ di campagna elettorale risultano improvvisamente più urgenti di una decisione che inciderà sulla vita, la salute e l’ambiente di decine di migliaia di cittadini. Non che la sua presenza avrebbe attenuato la nostra indignazione, tutt’altro. Ma almeno avremmo potuto guardarlo negli occhi mentre, con tutta probabilità, anche lui avrebbe tentato di rivendere questo scempio politico con il solito, logoro e abusato “senso di responsabilità”.

Inutile soffermarsi sugli altri interventi dei sindaci ha sostegno della mozione politica. Interventi autoreferenziali, spesso offensivi, e soprattutto accomunati da un tratto evidente: la totale assenza di contenuti.

E in questo contesto, il Presidente Gentilucci continuava a chiedere silenzio al pubblico. Ma come si può pretendere silenzio quando ciò che accade ‘sul palco’ è uno spettacolo così povero di contenuti e così ricco di arroganza? Chiedere silenzio significava chiedere ai cittadini di accettare passivamente un copione già scritto, di restare immobili mentre veniva calpestato il buon senso. La verità è che era impossibile restare in silenzio. Non davanti a interventi vuoti. Non davanti a un dibattito finto. Non davanti a un’assemblea che sembrava più interessata a zittire che ad ascoltare.

Uno dei nuovi criteri introdotti dalla politica è stato quello di escludere i Comuni del cratere ristretto perché già penalizzati dal sisma. Un principio ideologicamente corretto: proteggere i territori feriti è doveroso. Ma allora una domanda diventa inevitabile e urgente: perché Pollenza non è stata esclusa? Pollenza è il Comune che da oltre trent’anni sopporta il peso del Cosmari. E questo non è uno slogan: è la nostra storia. Pollenza convive da sempre con l’impianto, ne subisce odori, traffico, rumori, impatti ambientali e sanitari.

Il nostro territorio ha già pagato un prezzo enorme per l’intera Provincia e – udite udite – continuerà a sopportare il Cosmari ancora per lunghissimo tempo. Vi sveliamo un segreto che segreto non è: l’impianto resterà lì, operativo, e il carico continuerà a gravare sulla nostra comunità che da decenni si fa carico di tutto. Se la logica è davvero quella di ‘non penalizzare chi ha già sofferto’, allora Pollenza doveva essere la prima a essere esclusa. Invece è stata messa in cima alla lista dei sacrificabili.

È una contraddizione politica gigantesca. È un insulto alla nostra storia e ai nostri sacrifici. È la prova che i criteri non sono stati pensati per tutelare i territori fragili, ma per salvare altri territori più influenti. Pollenza ha già dato: non è concepibile che diventi l’immondezzaio dell’intera provincia di Macerata!

All’ATA 3 non si vota per teste, ma per peso demografico. Il voto di ogni Comune vale in proporzione al numero dei suoi abitanti. Non conta chi ha già sopportato impianti per decenni, chi produce più o meno rifiuti, chi è più vicino ai siti, chi subisce gli impatti ambientali, chi ha territori fragili o vulnerabili.

Il risultato è una distorsione istituzionale evidente: i Comuni grandi decidono per tutti. Questo non è un sistema democratico. È una dittatura numerica, un meccanismo che concentra il potere nelle mani di pochi e trasforma gli altri in comparse.

Abbiamo perso il conto di quante volte, durante tutta la seduta, gli amministratori favorevoli alla mozione hanno recitato il loro mantra preferito: “Dobbiamo avere senso di responsabilità verso i cittadini, perché non decidere subito farà aumentare i costi per i nostri cittadini”. Una frase comoda che paradossalmente vuole scaricare la colpa sui cittadini che giustamente protestano. Una frase che tenta addirittura di trasformare la fretta politica in virtù morale.

Ma allora una domanda è inevitabile: dov’era questo senso di responsabilità negli ultimi dieci anni? Per quasi un decennio l’ATA 3 è rimasta immobile. Non ha deciso. Non ha programmato. Non ha pianificato. Ha lasciato marcire il problema.

Ed ora, all’improvviso, la colpa sarebbe dei cittadini che chiedono trasparenza? La colpa sarebbe dei Comuni che difendono il proprio territorio? La colpa sarebbe di chi pretende che le decisioni siano basate su dati tecnici e non su accordi politici? Noi c’eravamo. E abbiamo visto tutto.

Abbiamo visto: cittadini lasciati fuori; toni paternalistici e offensivi; accuse di irresponsabilità rivolte a chi difende il proprio territorio; sindaci che parlavano come se la decisione fosse già presa; territori trattati come sacrificabili; un metodo che non ascolta, non dialoga, non rispetta. La nostra indignazione è profonda. E non verrà messa a tacere.

Noi cittadini di Pollenza non siamo sudditi, né tanto meno siamo territori di serie B o discariche viventi. Quella di Pollenza è una comunità che ha già dato e proprio per questo merita rispetto. La nostra indignazione è profonda. La nostra determinazione è ancora più forte. La nostra battaglia continuerà per le vie legali.

da Comitato No Discarica Cantagallo/Pollenza

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