Il garantismo non è una bandiera da sventolare a corrente alternata. E’ un principio serio, che vale sempre: quando le indagini riguardano gli avversari politici, ma anche quando toccano figure interne o vicine all’attuale amministrazione.
E proprio nel
rispetto di questo principio, riteniamo doveroso affrontare con equilibrio ma
anche con fermezza la vicenda che riguarda l’assessore esterno del Comune di
Tolentino, Franco Ferri. La notizia di un procedimento in corso presso la Corte
dei Conti, che, è bene ribadirlo, rappresenta una contestazione di natura
amministrativa e non penale, impone prudenza nei giudizi. Saranno le sedi
competenti a chiarire ogni aspetto.
Tuttavia, il
quadro che emerge solleva interrogativi che non possono essere ignorati. Nel
dettaglio, la contestazione riguarda una somma pari ad € 118.000, relativa a
incarichi e consulenze svolti negli anni passati e ritenuti, secondo l’ipotesi
accusatoria, non pienamente autorizzati. Ferri ha già chiarito di aver operato
nel rispetto delle norme, e su questo sarà il procedimento a stabilire ogni
eventuale responsabilità. Accanto al piano giudiziario, però, esiste un piano
politico e di opportunità che non può essere eluso.
Ferri è un ex
dirigente ERAP e oggi ricopre il ruolo di assessore al patrimonio immobiliare
del Comune di Tolentino, ambito che inevitabilmente si interseca anche con il
patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Una sovrapposizione che, pur non
configurando automaticamente incompatibilità, pone una questione evidente di opportunità
politica e istituzionale che meriterebbe maggiore attenzione e, soprattutto,
trasparenza.
A ciò si
aggiunge un altro elemento: la scelta dell’amministrazione di nominare un
assessore esterno, peraltro non residente a Tolentino, la cui presenza nella
vita amministrativa cittadina appare tutt’altro che incisiva. Le cronache
raccontano di una partecipazione non sempre costante ai lavori di giunta, con
numerose assenze o collegamenti da remoto. Una modalità formalmente legittima,
ma difficilmente conciliabile con l’idea di un impegno pieno e quotidiano
richiesto da un incarico di governo locale.
Resta poi
aperto il tema delle indennità percepite. Ferri risulta in quiescenza e
percepisce un compenso pieno per l’incarico politico. E’ quindi legittimo chiedersi,
senza pregiudizi ma con senso di responsabilità, se tale situazione sia
pienamente conforme alla normativa vigente in materia di cumulabilità tra
pensione e incarichi pubblici retribuiti.
Nel 2023, in
occasione della vicenda ASSM relativa a indennità ritenute non dovute, si
assistette a un vero e proprio caso politico: polemiche immediate, prese di
posizione nette, richieste di chiarimenti pubblici e un dibattito acceso
improntato al rigore e alla trasparenza. Oggi, invece, di fronte a una contestazione
da 118mila euro che riguarda un assessore in carica, si registra ad oggi solo
silenzio.
Infine, resta
una valutazione di fondo, tutta politica: al di là delle questioni giuridiche,
quali sono stati i risultati concreti dell’azione dell’assessore Ferri e quale
sia stato il suo reale contributo alla gestione della città, anche alla luce di
una presenza non sempre costante ai lavori di giunta, tra assenze e
collegamenti da remoto. Domande legittime, che si rafforzano proprio
considerando una figura che appare distante, non solo geograficamente, ma anche
nella partecipazione quotidiana alla vita amministrativa. Il garantismo impone
rispetto e attesa. Ma la trasparenza impone risposte.
Per questo
riteniamo che l’amministrazione comunale non possa continuare a sottrarsi: è
necessario chiarire pubblicamente ogni aspetto, valutare con serietà
l’opportunità politica delle scelte fatte e ristabilire un principio
fondamentale, quello della coerenza. Perché la credibilità delle istituzioni si
misura proprio nei momenti più delicati, non quando conviene.

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