Nonostante
la propaganda della destra, la realtà è ben diversa e l’obiettivo di avere un
gestore unico e pubblico delle risorse idriche dei comuni appartenenti all’Ambito
3, che eviti il ricorso alla gara ed il conseguente ingresso dei privati, è
ancora lontano. Insomma: dopo anni di assemblee e soldi pubblici spesi in
ricchi incarichi e consulenze, la montagna ha partorito un topolino.
La destra dimostra con i fatti la volontà di svendere l’acqua ai privati, tradendo lo spirito del referendum del 2011 (l’ultimo referendum abrogativo a raggiungere il quorum, a dimostrazione di quanto il tema della gestione pubblica dei servizi essenziali sia sentito).
Rinviare
la scadenza al 31 dicembre 2026 serve a poco se continua a mancare la volontà
politica che spinga le aziende a redigere i piani economici e finanziari
necessari per poter procedere alla cessione dei vari rami d’azienda.
E, come sempre, l’inerzia di chi temporeggia e non decide viene pagata, nel vero senso della parola, dalle cittadine e dai cittadini, i cui portafogli sono sempre più vuoti.

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