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Sindaco Sclavi al commissario Castelli: aiutare il commercio tolentinate

 


Il Sindaco Mauro Sclavi, raccogliendo le richieste di alcuni commercianti tolentinati, nei giorni scorsi, aveva interloquito con il Commissario Straordinario Sen. Guido Castelli, insieme all’Assessore Flavia Giombetti, mettendo in evidenza le difficoltà che a partire dal sisma del 2016 stanno interessando gli esercenti di Tolentino, considerato il più grande Comune del cratere, che ha visto, a seguito dei danni riportati da tante abitazioni, una continua diminuzione dei cittadini residenti, con un conseguente inevitabile calo degli incassi e più in generale, del giro di affari. La situazione è resa ancora più grave anche a causa dei minori acquisti effettuati dai residenti dei Comuni del territorio e che storicamente utilizzavano i negozi tolentinati per le loro compere.

Nel pomeriggio di lunedì 25 marzo, in occasione della consegna dei lavori del nuovo Ospedale, i commercianti hanno avuto modo di incontrare il Commissario Castelli che si è reso disponibile, come concordato con il Sindaco Sclavi, a poter affrontare in sinergia con l’Assessorato al Commercio e l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Marche questa particolare problematica, così da studiare, un intervento che riduca le oggettive difficoltà economiche che stanno interessando le attività commerciali e non solo tolentinati.

L’occasione – specifica l’Amministrazione comunale - ci è gradita anche per fare chiarezza in relazione all’emendamento non approvato nello scorso Consiglio Comunale circa la possibilità di destinare ai commercianti il 50% dei proventi della Tosap da richiedere alle imprese coinvolte nella ricostruzione degli edifici pubblici.

Ribadiamo con decisione le motivazioni che abbiamo già addotto sia in Consiglio che alle referenti dei commercianti del centro storico, in particolare è necessario sottolineare che sul momento non abbiamo avuto le rassicurazioni tecniche necessarie per approvare questo emendamento e da opportuna verifica nei giorni successivi con il Responsabile dell’Area Tributi comunale, dott. Paolo Bini, abbiamo potuto avere conferma della bontà della nostra decisione dal momento che l’applicazione del canone determinerebbe un ribaltamento dei costi dalla ditta al comune perché dovrebbe essere prevista nel quadro economico dei lavori tra le somme a disposizione del costo per l’occupazione dell’area di cantiere.

Ove non prevista la ditta in sede di formulazione dell’offerta in gara sicuramente calcolerebbe un ribasso minore per coprire il costo del canone. Quindi va detto che la destinazione di una quota a contributo per i negozianti finirebbe per essere un costo per il bilancio coperto in modo figurativo, ma non sostanziale dal maggior canone incassato. Tanto varrebbe stanziare fondi di bilancio per destinarli ad un contributo.

Va detto anche che le somme del canone in questione non sarebbero economicamente rilevanti perché i cantieri in questioni hanno spesso durate superiori all’anno, la tariffa per metro quadro occupato è di €.22,32 che calcolati su aree di cantiere tra 100 e 300 metri quadrati determinano un incasso tra i 2000 e i 7000 euro. Ipotizzando un riparto del 50% dei proventi l’indennizzo a vantaggio degli esercenti sarebbe risibile a fronte di incrementi di spesa sui cantieri pubblici che già sono in difficoltà a causa degli aumenti dei materiali edili. Per queste ragioni si è scelta la soluzione di non aderire all’emendamento proposto.

 

 

 

 

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