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Sulle gravi dichiarazioni di Lorella Benedetti in consiglio comunale



“Può aver avuto contatti con la mafia ai tempi in cui in Sicilia facevano saltare i ripetitori Mediaset, la mafia voleva essere pagata per non farli saltare e forse Berlusconi avrà utilizzato Dell’Utri il quale da buon siciliano sapeva a chi rivolgersi per trattare. Se questo si considera reato allora sarebbero dovuti essere rinviati a giudizio un bel po’ di imprenditori italiani perché tutti sanno che per quieto vivere si deve arrivare a compromessi a volte purtroppo per poter operare in Sicilia.”

Sono affermazioni che non hanno bisogno di una nostra dichiarazione di sdegno, si commentano da sé.

Così la destra maceratese normalizza i rapporti di chiunque con la malavita organizzata, un insulto a tutti i Libero Grassi di questo Paese, alle Lea Garofalo, ai Falcone, ai Borsellino, alle loro scorte e a tutte e tutti noi che crediamo fermamente nella lotta al cancro più letale d’Italia.

Vogliamo pensare che le affermazioni di Lorella Benedetti (FdI) siano gentismo superficiale da bancone del bar, la differenza è che quando la gente parla al bar argomenta guardando distrattamente il sottotitolo sullo schermo del televisore, sgranocchiando una nocciolina, opinando in astratto e tanto per dire, quando invece si parla nelle istituzioni leggendo il proprio discorso scritto, la dichiarazione diventa politica.

Si presentano come “legalisti tolleranza zero” che proteggono le coste da migranti disarmati e descrivono come “comprensibili” i compromessi con malavitosi che pericolosi lo sono davvero.

Chi coltiva la mentalità del compromesso che cosa farà quando la malavita busserà alle porte del maceratese? Credo sia lecito chiedere.

E ancora, abbiamo davvero bisogno di dichiarare su una targa a chi percorre quella via che Silvio Berlusconi è stato un modello? Forse sarebbe più saggio mettere da parte le smanie di colonizzazione ideologica. Fate almeno freddare il cadavere e date agli storiografi il tempo di lavorare, intanto abbiamo Lea Garofalo da proporre: l’hanno sciolta nell’acido a trentacinque anni per aver collaborato con la Giustizia.

Per il coordinamento provinciale di Sinistra Italiana, Serena Cavalletti

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